Oceano mare

Oceano mare

15/03/2011 Libri 3

Se le dai tempo, alla vita, lei si rigira in un modo strano, inesorabile:
e tu ti accorgi che a quel punto non puoi desiderare qualcosa senza farti male.

Una frase, mi ha colpito. Capita spesso in un libro, ma qui per citare le parti che mi han colpito avrei dovuto citare quasi tutto il libro. Credo sia colpa del modo di scrivere di quest’autore, Baricco, se di colpa vogliamo parlare. Certamente questo non è il solito romanzo con una trama interessante, anzi forse non si può nemmeno parlare di trama in questo caso, la storia in se non c’è è più un insieme di racconti a se stanti, come a se sono questi personaggi cosi particolari e diversi legati da unico filo conduttore, il mare, e la locanda Almayer dove si trovano a passare chi qualche giorno, chi mesi. Eppure l’ho trovato un libro ricco di significato. Forse un po’ difficile da leggere, almeno all’inizio per questo suo essere scritto in un modo particolare, ricco di punteggiatura, ripetizioni, parole significative isolate dal contesto, ma andando avanti con la lettura diventa uno dei motivi per cui amare questo libro. Insomma mi è piaciuto e non era una cosa scontata.

Oceano mare

Oceano mare

Ma torniamo alla frase, bellissima e struggente insieme, quasi tutto il libro lo è, il modo in cui son dette le cose, anche se brutte o tristi, le rende spesso di una bellezza malinconica, ma pur sempre bellezza, sembra esserci una ricerca di verità anche se cruda, e di profondità, quasi tutto quel che viene detto non è superficiale o legato semplicemente alla trama, ma è legato al pensiero e alle emozioni umane e per questo approfondito, spesso anzi la trama sprofonda nell’assurdo. Ed ecco la bellezza di questa frase che ferisce, non puoi desiderare qualcosa senza farti male, e che nel mio pensiero continua, e ti farai comunque male se smetti di desiderarla e sognarla. E’ un vicolo cieco in ogni caso ti porterà del dolore, la scelta non è quindi tra soffrire o meno, ma se desiderare lo stesso. Messa cosi sembra ovvio scegliere di desiderare, visto che comunque non cambia nulla, ma spesso capita di non sperare più senza nemmeno accorgersi di aver smesso.

E poi c’è il tema principale, il mare. Il mare a volte calmo e tranquillo, dolce e che ti culla, a volte burrascoso, crudele e immenso. Il mare che in alcune parti del romanzo sembra quasi di sentire. Questo eco viene evidenziato soprattutto quando viene descritto il pittore Plasson, lo scrittore ripete spesso alcune frasi o parole significative, o anche solo il non finir mai le frasi da parte di questo personaggio, che lo porta poi a ricominciare partendo da un pezzo di frase, e ripetendolo. Sembra di ascoltare il mare con il suo moto continuo e il frangersi costante delle onde lungo la spiaggia. Anche nel racconto di Savigny torna la ripetizione in questo caso anche molto più forte, forse per rendere l’oceano mare più buio ed estremo adattandolo quindi alla situazione macabra e dura dei dispersi in mare.

Tutti i vari personaggi sono poi descritti in modo magistrale, ognuno con le sue caratteristiche, i suoi pensieri maniacali, da Elisewin che ha paura di vivere e che poi ne acquista la voglia li in riva al mare, in modo quasi grottesco e senza un vero motivo di fondo. Padre Pluche che non sa quale sia il suo posto e non ha vita sua, se non quando parla a sproposito prima di dire quel che dovrebbe, e da qui e dalle sue preghiere stupende e particolari mostra di essere invece una mente arguta. Bartleboom l’eterno indeciso, che aspetta una fidanzata per consegnarle un pacco di lettere, assurda ma meravigliosa la scena finale che lo riguarda, questi 20 giorni di andirivieni tra due città e due donne e il continuo cambiare idea.

E i bambini. I bambini della locanda. Che sanno tutto, sanno capire cosa serve a ciascuno dei loro ospiti, sanno rispondere in modo semplice alle domande più strane e complicate, facendole sembrare assurde, facendo sembrare sciocchi chi le ha poste per non averci pensato prima. I bambini che fanno o dicono anche le cose più brutali con innocenza, facendole sembrare meno crudeli. I bambini eterei che portano consolazione o che corrono per la spiaggia in una notte di burrasca come indemoniati. I bambini che sono come le onde del mare.

-Senti, Dood…
Dood, si chiamava, il bambino.
-Visto che te ne stai sempre qui…
-Mmmmh.
-Tu magari lo sai.
-Cosa?
-Dove ce li ha, gli occhi, il mare?
-…
-Perchè ce l’ha, vero?
-Si
-E dove cavolo sono?
-Le navi.
-Le navi cosa?
-Le navi sono gli occhi del mare.
Rimane di stucco, Bartleboom. Questa non gli era proprio venuta in mente.
-Ma ce n’è a centinaia di navi…
-Ha centinaia di occhi, lui. Non vorrete mica che se la sbrighi con due.
Effettivamente. Con tutto il lavoro che ha. E grande com’è. C’è del buon senso, in tutto quello.
-Si, ma allora, scusa…
-Mmmmh.
-E i naufragi? Le tempeste, i tifoni, tutte quelle cose lì… Perchè  mai dovrebbe ingoiarsi quelle navi, se sono i suoi occhi?
Ha l’aria perfino un po’ spazientita, Dood, quando si gira verso Bartleboom e dice
-Ma voi… voi non li chiudete mai gli occhi?

 

3 risposte

  1. Angelica ha detto:

    Grazie del commento!
    Oceano mare mi spiazzò… Baricco ha un modo di raccontare le cose che riesce a tenerti col fiato sospeso fino all’ultima riga della pagina. La mia frase preferita è: “Accadono cose che sono come domande. Passa un minuto oppure anni e poi la vita risponde”. E solo dio sa quanto sia vero!

    Passa a trovarmi quando vuoi!
    Angelica

  2. Lorenza ha detto:

    Dalla descrizione penso che sia un libro molto bello ma per un ragazza di 14 anni è buono da leggere? ed inoltre è un classico?

  3. wren ha detto:

    come per tutti i libri credo che non ci sia un’età giusta per leggerlo, alla fine io ho letto molti libri a 14 anni che per molti erano dei mattoni, è anche vero che dopo averli riletti anni dopo avevano acquisito un significato diverso e più profondo sotto alcuni aspetti.
    io ti consiglio di provarlo comunque è uno dei libri più belli che ho letto, e se non ti piace prova a riprenderlo in mano tra qualche anno.

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